Studi italiani di letteratura e arte del XX secolo. Un approccio archivistico, intermediale e digitale
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Abstract
A partire dagli anni Trenta del Novecento si manifesta un fiorente indirizzo della critica letteraria in lingua italiana dedito allo studio delle relazioni tra la letteratura e le altre arti. In sintonia con analoghi indirizzi europei contemporanei, esso si propone di interrogare l’unità della cultura a partire dalla pluralità delle sue forme espressive, ma si differenzia per alcuni aspetti specifici: in primo luogo, l’attenzione verso la medialità, intesa come articolazione degli aspetti materiali, ideologici e istituzionali che presiedono all’intreccio tra le arti; in secondo luogo, per il riconoscimento dell’intermedialità come caratteristica fondamentale delle espressioni culturali. Per questi aspetti, gli studi di comparazione interartistica in lingua italiana anticipano alcuni tra i presupposti fondamentali degli studi di cultura visuale e di intermedialità, che figurano tra i campi più vivaci e fecondi delle scienze umane attuali. Studiare questi contributi del passato può contribuire tanto a evidenziare la specificità dei nuovi indirizzi di ricerca, quanto a riportare alla luce interrogativi e soluzioni rimasti in ombra nel panorama attuale degli studi.
In particolare, la ricerca si propone di studiare i quadri teorici fondamentali dei testi critici, le strategie iconotestuali adottate nelle loro edizioni e il loro impatto sia in ambito accademico che in quello della creazione artistica e letteraria. La ricostruzione storica è focalizzata su tre casi di studio (Mario Praz, Giovanni Pozzi, Lea Ritter Santini) e si avvale di una metodologia ibrida che integra ricerca archivistica, analisi intermediale e Digital Humanities, in collaborazione con Cambridge Digital Humanities e Kunsthistorisches Institut Florenz.