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Da Leopardi a Nievo: il ‘Barone di Nicastro’, «filosofo» e «viaggiatore»

Informazioni aggiuntive

Autori
Tipo
Articolo pubblicato in rivista scientifica
Anno
2007
Lingua
Italiano
Abstract
Il Barone di Nicastro, tra i testi meno studiati di Nievo, vuole essere letto qui come un’esperienza narrativa trasversale rispetto a quella delle Confessioni d'un Italiano. Un’esperienza che in senso cronologico accompagna il romanzo maggiore, ma che rappresenta allo stesso tempo una sorta di rovesciamento, un atto di decostruzione, rispetto alla proposta ‘costruttiva’ delle Confessioni: in senso ideologico e in senso narrativo, nell’opzione per la satira di tipo voltairiano, per la parabola grottesca in luogo del racconto realistico. «Bestemmia delle Confessioni», ha definito il Barone Giovanni Maffei: una bestemmia, in particolare, della «fede e preghiera storica» del romanzo maggiore , a cui si contrappone, come già osservava Iginio De Luca, un’«interpretazione negativa della realtà che mira a distruggere ogni ottimismo razionalistico». Il racconto del barone («romanzetto satirico», con le parole di Nievo) è espressione dunque, insieme, della vena pessimista e della disposizione satirica dell’autore, che si traduce con efficacia nella scrittura giornalistica coeva e successiva. La centralità del motivo dell’intellettuale, che passa gli anni migliori della vita rinchiuso nell’avita, isolata biblioteca di famiglia, il tono satirico nonché le pessimistiche conclusioni, qui sono sembrate legittimazione sufficiente per porsi alcune domande riguardo alla presenza, nelle vicende del barone, di possibili affinità con il conte Leopardi, che proprio in quanto prosatore e satirico in questo periodo pare maggiormente colpire l’interesse di Nievo.
Rivista
Versants. Revue suisse des littératures romanes
Volume
n.s.
Numero
53-54
Pagina inizio
155
Pagina fine
183